Il Poetto
è un litorale originatosi 6.500 anni fa, segnato storicamente dallo sfruttamento industriale e carcerario delle sue saline. Nel primo dopoguerra la dismissione delle strutture militari e penali ha avviato la trasformazione dell'area in una rinomata località balneare. Oggi la spiaggia è un moderno lungomare ciclopedonale in perfetto equilibrio ecologico tra il mare e l'oasi naturalistica protetta del Parco di Molentargius.
Il Poetto è la spiaggia di Cagliari, un cordone sabbioso di circa otto chilometri che si estende dalla Sella del Diavolo fino al litorale di Quartu Sant'Elena.
Dal punto di vista paleogeologico, il litorale rappresenta l’unità fisiografica più recente e instabile del Campidano di Cagliari, originatasi circa 6.500 anni fa a seguito dell’optimum climatico olocenico, quando il moto ondoso portò alla chiusura dei cordoni sabbiosi e alla nascita degli stagni retrostanti di Molentargius e Quartu. L'intera area vanta un'antropizzazione continua e priva di soluzioni di continuità che risale fin dal VI millennio avanti Cristo.
Le prime comunità del Neolitico Medio e Recente scersero questo habitat unico sfruttando sia le cavità rupestri naturali, come la grotta di San Bartolomeo, sia fondando villaggi capannicoli sulla spiaggia stessa, probabilmente attratti dalla presenza del sale.
Nel corso del III millennio avanti Cristo si registrò un consistente incremento demografico, documentato dal grande insediamento di Su Coddu di Selargius e dalle stazioni di Perda Bona. Con l’avvento dell’Età del Bronzo e della civiltà nuragica, il rapporto tra l’uomo e lo spazio costiero mutò radicalmente attraverso una gestione geometrica del territorio: la costruzione di nuraghi semplici e complessi lungo le linee di cresta e sulla battigia, come il nuraghe Diana in località Is Mortorius.
In epoca punica, il promontorio di Sant'Elia divenne un fulcro religioso e mercantile strategico per il controllo degli accessi a Karalis, come testimoniato dal ritrovamento di un'iscrizione del III secolo avanti Cristo dedicata al culto di Astarte Ericina.
Successivamente, i Romani riorganizzarono il suburbio orientale in chiave latifondista con ville rustiche, ottimizzando il porto e istituendo una prima demanialità legata alle Saline.
A partire dal IV secolo e per tutta l'epoca tardo-antica e alto-medievale, l'area mantenne la sua vocazione produttiva, documentata nelle sepolture dei salinieri nella basilica di San Saturnino.
La vera rinascita economica avvenne nell’XI secolo con le donazioni demaniali ai monaci Vittorini di Marsiglia, che introdussero avanzate tecnologie idrauliche provenzali ridisegnando lo stagno di Molentargius con canali, argini e caselle salanti.
Nei secoli successivi il controllo passò ai Pisani e poi agli Aragonesi, che istituirono le Salines Royales e il sistema di raccolta del sale basato sulle biques, i cumuli di sale che iniziarono a connotare il paesaggio. In epoca piemontese, l’ingegnere Michele Delitala e l’architetto Gaetano Cima ammodernarono le saline orientali, introducendo il lavoro forzato degli ergastolani dei Bagni di pena di San Bartolomeo, che per oltre un secolo caratterizzarono il paesaggio antropico del Poetto. Tra l’Ottocento e il Novecento l’area entrò nella modernità industriale con la costruzione del faro di Calamosca. Nel primo dopoguerra, la cessazione dei Bagni penali aprì la strada all’epopea della città balneare, caratterizzata dai primi stabilimenti, dai villini Liberty, dai celebri "casotti" in legno.
Oggi il Poetto è un litorale completamente riqualificato e dotato di percorsi ciclopedonali, sospeso in un delicato equilibrio ecologico tra il mare e l'oasi naturalistica protetta del Parco di Molentargius, famoso in tutta Europa per la nidificazione dei fenicotteri rosa.
