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La colonia

Luoghi

L'area dell'ex Colonia "Dux" al Poetto è un complesso ecosistema costiero in cui convergono geologia, ambiente e una millenaria presenza umana.

L’habitat in cui sorge il fabbricato dell'ex Colonia “Dux”, progettata da Ubaldo Badas all'altezza dell'ottava fermata del Poetto, si configura come un densissimo palinsesto in cui interagiscono geologia, archeologia e ambiente. Il litorale rappresenta l'unità fisiografica più recente e instabile del Campidano di Cagliari, originatasi circa 6.500 anni fa a seguito dell'optimum climatico olocenico che portò alla chiusura dei cordoni sabbiosi e alla nascita degli stagni retrostanti. La comprensione scientifica di questo sito trascende la linea di spiaggia per connettersi a un sistema integrato che abbraccia il monte Sant'Elia, il quartiere di San Bartolomeo, la piana di Is Arenas e il vasto bacino di Molentargius. Dal punto di vista toponomastico, lo stesso nome antico di Cagliari, Karalis, traducibile come "luogo dei colli bianchi", sancisce il legame indissolubile della città con le sue imponenti e scoscese masse calcaree meridionali.

L'antropizzazione di questo suburbio costiero appare continua e priva di soluzioni di continuità fin dal VI millennio avanti Cristo, smentendo il cliché dell'isolamento delle zone litoranee in epoca preistorica.

Le prime comunità del Neolitico Medio e Recente scersero questo habitat unico sfruttando sia le cavità rupestri naturali, come la grotta di San Bartolomeo, sia fondando villaggi capannicoli sulla spiaggia. Questi gruppi umani, attratti dalle sorgenti perenni d'acqua dolce e dalla presenza del sale, svilupparono una cultura materiale evoluta e forme rudimentali di agricoltura e pastorizia. Nel corso del III millennio avanti Cristo si registrò un consistente incremento demografico, testimoniato dal grande insediamento di Su Coddu di Selargius e dalle stazioni di Perda Bona.

Con l'avvento dell'Età del Bronzo e della civiltà nuragica, il rapporto tra l'uomo e lo spazio costiero mutò radicalmente attraverso una gestione geometrica del territorio. La costruzione di nuraghi semplici e complessi lungo le linee di cresta e sulla battigia, come il nuraghe Diana in località Is Mortorius, dimostra una chiara e strategica vocazione marittima. Queste architetture vennero edificate per governare i tracciati viari terrestri, controllare le risorse d'acqua e proteggere gli approdi commerciali inseriti nelle rotte mediterranee. In epoca punica, il promontorio di Sant'Elia divenne un fulcro religioso e mercantile, come testimoniato dall'iscrizione del III secolo avanti Cristo dedicata al culto di Astarte Ericina. I Romani riorganizzarono il suburbio orientale in chiave latifondista con ville rustiche, ottimizzando il porto e istituendo una prima demanialità legata alle Saline.

A partire dal IV secolo, l'area mantenne la sua vocazione produttiva, documentata nelle sepolture dei salinieri nella basilica di San Saturnino e dall'iscrizione trilingue di Pauli Gerrei. In epoca bizantina, l'insorgere delle incursioni portò alla militarizzazione dei vecchi nuraghi e alla nascita di una fitta rete di agiotoponimi e sacelli eremitali rupestri. La vera rinascita economica avvenne nell'XI secolo con le donazioni demaniali ai monaci Vittorini di Marsiglia, che introdussero avanzate tecnologie idrauliche provenzali. I monaci ridisegnarono il Molentargius con canali, argini e caselle salanti, edificando priorati sul mare come Sant'Elia de Monte e Santa Maria de Gruttis. Nei secoli successivi il controllo passò ai Pisani e poi agli Aragonesi, che istituirono le Salines Royales.

In epoca piemontese, l'ingegnere Michele Delitala e l'architetto Gaetano Cima ammodernarono le saline orientali, introducendo il lavoro forzato nella Colonia penale di San Bartolomeo.

Tra l'Ottocento e il Novecento l'area entrò nella modernità industriale con la costruzione del faro di Calamosca e la nascita della città del sale e della città militare. Nel primo dopoguerra, la cessazione dei Bagni penali aprì la strada all'epopea della città balneare.